VOLUBILIS (وليلي)
L'antica città di Volubilis sorge su uno sperone triangolare che sporge dal massiccio dello Zerhoun. Il sito venne occupato ed iniziò a prosperare sotto i re di Mauretania, dal III secolo a.C. fino al 40 d.C. Sul sito sono satati riteovati templi di quest’epoca e uno strano tumulo.
Quando al Mauretania venne annessa dall’Imperatore Claudio nel 45 d.C., Volubilis si vide garantire il titolo di munícipium (città autonoma), diventando così una delle cittò più importanti della Tingitana.
Dopo il ritiro dei romani dalla Mauretania, nel III secolo, la città andò in declino. Era abitata da cristiani, ma venne islamizzata dopo l’arrivo di Idriss I nel 788.
Le rovine romane di Volubilis, L'Arco di Trionfo.
STORIA (Tratto da Wikipedia)
Questa località, già abitata nel neolitico, subì l'influenza cartaginese e venne romanizzata prima dell'annessione del regno di Mauritania all'Impero Romano, avvenuta nel 42 dopo un periodo di lotta con i Mauri (gli odierni popoli berberi).
Il regno di Mauritania comprendeva tutto il nord dell'attuale Marocco e dell'Algeria e, dopo l'annessione, venne diviso in due province: Mauritania Tingitana (la parte occidentale, corrispondente all'attuale nord Marocco, da Tingis - l'attuale Tangeri) e la Mauritania Cesariense (con capitale Cesarea).
Collegata alle strade imperiali che attraverso la Spagna arrivavano a Tangeri, fu costruita in una zona chiamata Oulili (oleandro). Una volta divenuta residenza del procuratore, Volubilis ebbe il comando del limes della Mauritania Tingitana ma nel 117 subì attacchi da parte dei Mauri, capeggiati da Luzio Quieto; infine, nel 168, per difendersi dagli attacchi delle tribù berbere venne eretto un muro di cinta attorno alla città. Fu abbandonata dai Romani verso il 284-285 e rimase fuori dai nuovi confini della provincia fissati da Diocleziano.
Fin verso la metà del VII secolo vi fu ancora una civiltà latina e cristiana che proseguì sino (così sembra) all'arrivo di Idris I il quale, nel 789, vi stabilì la sua capitale.
Il declino di Volubilis iniziò con il regno di Moulay Ismail, il quale utilizzò i marmi della città per abbellire i palazzi di Meknes. Nel 1755 fu la volta di un funesto terremoto, che la rase al suolo. Solo nel XIX secolo furono avviati gli scavi per recuperare quanto oggi si può ammirare.
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
Oggi si possono ammirare resti imponenti quali la basilica che presenta due absidi contrapposte, il capitolium dei Severi (nel Foro), templi risalenti al I secolo, l'acquedotto e le terme. Poco prima dell'ingresso ovest si trova un imponente arco di trionfo costruito da Marco Aurelio Sebastiano in onore di Caracalla, come testimoniano i nomi suo e di sua madre, scolpiti sul frontone.
Proseguendo verso sinistra (in direzione SSO) dopo il Foro e la basilica più a sud si giunge ai bagni pubblici. È caratteristica la presenza in numerose case di frantoi e vasche per la produzione dell'olio d'oliva. Sono riconoscibili quattro porte, la principale delle quali, collegata alla strada proveniente da Tangeri, immette nel decumanus maximus che prosegue fino all'ingresso ovest.
Lungo il decumano si trovano i resti di numerose case decorate con mosaici policromi, alcuni dei quali in ottime condizioni di conservazione. Tra i più importanti quelli situati nella casa di Orfeo (Orfeo con lira che incanta gli animali, Anfitrite su biga trainata da ippocampo, i nove delfini), nella casa del corteo di Venere e nella 'casa delle colonne.
Le rovine di Volubilis
MEKNÈS (مكناس)
Situate tra la pianura fertile del Rarb e il Medio Atlante, Meknès e Volubilis si trovano nel cuore di un’area agricola che è stata il granaio del Marocco fin dall’antichità. Fino all’arrivo degli Alawiti nel Seicento, Meknès non fu altro che una piccola città schiacciata dalla vicina e rivale Fès. Solo sotto il regno di Moulay Ismaïl, iniziato nel 1672, Meknès assurse al rango ci città imperiale. I
l sultano si adoperò incessantemente perché venissero costruite sempre nuove porte, bastioni, moschee e palazzi, arrivando a depredare per questo le rovine di Volubilis ed il Palais el-Badi di Marrakech. Dopo ben 50 anni i lavori non erano ancora terminati anche per l’impazienza del sultano stesso che spesso intralciò addirittura i lavori, ma che diede una spinta notevole all’architettura del periodo.
Oggi Meknès è la quinta città del Marocco per numero di abitanti, con una popolazione di 550.000 persone.
E’ un dinamico centro economico, famoso per le olive, il vino e il tè alla menta.
LA PORTA BAB EL MONSUR
Bab Mansour el-Aleuj (porta del rinnegato vittorioso)
La Bab Mansour el-Aleuj (porta del rinnegato vittorioso) prende il nome dal cristiano che la progettò e la costruì. Si erge come un arco trionfale di fronte alla città imperiale, in mezzo alle mura della kasbah e porta a Place Lalla Aouda e al quartiere Dar el-Kebira. Le sue decorazioni ne fanno la porta più bella di Meknès, e secondo alcuni di tutto il Marocco.
Venne iniziata dal sultano Moulay Ismaïl intorno al 1672, durante i lavori di costruzione della Kasbah, e fu completata da figlio Moulay Abdallah, nel 1732. E' alta circa 16 metri, mentre l'arco ha una campata di 8 metri, sormontata da un'arcata a ferro di cavallo appuntito.
PLACE EL HEDIME ed il SUK
Place El Hedime (piazza delle rovine) collega la medina e la kasbah. Venne crata sulle rovine della kasbah meridine che Moulay Ismaïl fece radere al suolo per fare spazio ai palazzi, alle cisterne d'acqua, ai girdini, elle stalle agli arsenali e ai firtini di cui aveva bisogno.
In questa grande piazza si trova il Suk, il mercato coperto della cittàò di Meknès, molto più piccolo di quelli di Fès e di Marrakech ma assolutamente da visitare. Qui si possono trovare ottime olive, disposte sui banche come solo un artista sa fare, ma per chi è un po' debole di stomaco la zona della carne potrebbe essere fatale: sui banchi teste di mucche ancora insanguinate, conigli tremanti schiacciati l'uno vicino all'altro per farsi un po' di coraggio, colombi e galline nel retro della bottega, tutti in attesa della loro ora.
IL BACINO di AGDAL, DAR EL-MA e HERI ES-SOLUANI
Il bacino di Agdal venne creato da Moulay Ismaïl all'interno della kasbah. Ha una superficie di 40.000 metri quadrati. Nel tempo, purtroppo, ha subito alcune sconsiderate modifiche, nel tentativo di trasformarlo in una meta di passeggiate.
Dar el-Ma , la “casa d’acqua”, possiede le riserve idriche della città. Questo ampio edificio con volta a botte ospita 15 stanze ognuna con una noria (ruota idraulica), un tempo azionata da animali per portare acqua in superficie grazie ad un sistema di pale.
Da qui si può accedere alle Heri es-Souani, ovvero “le stalle del granaio”, una delle più belle opere del sultano. Si tratta di un edificio monumentale, con 29 corridoi, destinato a immagazzinare cereali. Spesse mura e passaggi sotterranei mantenevano la temperatura costante. Il soffittò crollò durante il terremoto di Lisbona nel 1755.
Il granaio e le stalle
IL MUSEO DAR JAMAI
Decisamente affascinante è il museo Dar Jamai, dove purtroppo è proibito scattare fotografie. Qui sono esposte opere di artigianato marocchino e si possono osservare meravigliosi oggetti in ceramica ed in legno. Gioielli, costumi, persino la ricostruzione di una camera marocchina tradizionale, di fronte alla quale non si può non restare a bocca aperta.